La
fiducia degli europei e degli italiani negli OGM è
poca, ed è rimasta tale nel tempo. Già
nel 2002, secondo Eurobarometro, in
Italia una persona su due boccia senza appello i cibi
geneticamente modificati. Un problema che riguarda strettamente
il biotech alimentare, visto che test genetici e clonazione
terapeutica risultano invece promossi a pieni voti.
Dall’indagine emerge che gli italiani sono più
ottimisti degli altri europei nei confronti del biotech
ma si oppongono ai prodotti ritenuti futili o dietro
ai quali si possono nascondere forti interessi economici
come gli organismi transgenici. Ma non è l’Ogm
in sé a far paura: il pubblico si dichiara favorevole
al loro impiego per la produzione di enzimi come additivi
per detersivi meno dannosi per l’ambiente. Alta,
invece, l’opposizione verso i prodotti ritenuti
superflui o utili solo ad alcuni gruppi, come le multinazionali.
Nel settore del biotech a ispirare più fiducia
agli italiani sono le associazioni di malati, medici,
ricercatori universitari e organizzazioni dei consumatori.
Agli ultimi posti figurano, invece, stampa, governo
e industria.
Sempre
nel 2002 il 36,3% degli italiani si dichiara poco o
per niente soddisfatto dell’impegno delle aziende
alimentari per garantire la sicurezza degli alimenti
immessi sul mercato. Il dato emerge in un sondaggio
della Doxa, secondo il quale a incrinare la fiducia
dei consumatori è anche la presenza di Ogm negli
alimenti.
2003
Ma
se gli Ogm nel 2002 piacciono poco agli europei, l’anno
successivo anche gli americani manifestano una analoga
diffidenza. Un sondaggio telefonico della rete
televisiva statunitense ABC denuncia che nel
2003 più della metà dei
consumatori USA non è disponibile a comprare
prodotti alimentari contenenti Ogm se la loro presenza
non viene specificata sulle etichette. Ben il 92% degli
intervistati auspica che la presenza di Ogm negli alimenti
venga menzionata in etichetta, una soluzione a cui,
finora, l’industria alimentare statunitense si
oppone. Se la presenza di OGM venisse specificata nelle
etichette degli alimenti, il 55% dei consumatori americani
ne eviterebbe l’acquisto, una percentuale che
sale al 62% per le donne, la categoria che fa più
spesso gli acquisti. Nonostante l’impossibilità
di identificare gli Ogm sulle etichette - sostiene ABC
- un terzo degli americani cerca comunque di evitare
gli alimenti manipolati geneticamente.
2004
Nei
primi mesi del 2004 l’ “Indagine
2003 Coldiretti-Ispo sulle opinioni degli italiani sull'alimentazione"
mostra che solo un italiano su dieci (13%) è
disponibile a consumare alimenti contenenti ingredienti
Ogm, a condizione, però, di ottenere uno "sconto"
rilevante nel prezzo di acquisto, mentre più
della metà dei consumatori (53%) dichiara che
non avrebbe acquistato alimenti biotech neanche se fossero
costati più del 20% in meno rispetto a quelli
tradizionali.
Nello stesso anno da un sondaggio condotto dal mensile
Consumatori su un campione di 1.500
soci Coop di nove regioni italiane, emerge che per il
71,3% non ci sono dati sufficienti per escludere la
pericolosità degli Ogm, e che il 62,5% non acquisterà
questi prodotti. Gli intervistati ammettono di sentirsi
scarsamente informati sull'argomento (il 45,6% ne sa
poco) e vorrebbero più elementi di conoscenza.
Emerge poi che non si tratta di una scelta ideologica,
in quanto il 55,3% e' favorevole alla coltivazione degli
Ogm a condizione che non ci sia rischio di contaminazione
verso le altre colture. Interessante anche un altro
dato: per il 58,7% degli intervistati la partita è
legata a interessi economici, e la lotta alla fame del
mondo non è ritenuta una motivazione credibile.
2005
Nell’ottobre
del 2005 l'“Indagine 2005 Coldiretti-Ispo
sulle opinioni degli italiani sull'alimentazione”
segnala un aumento in Italia del numero di consumatori
che acquistano prodotti tipici (+9%), biologici (+6%)
e garantiti per l'assenza di organismi geneticamente
modificati (+9%). Emerge una crescente attenzione alle
caratteristiche qualitative dei cibi, dovuta alle preoccupazioni
per le emergenze sanitarie, a partire dal caso dell’influenza
aviaria. Otto italiani su dieci (75%) hanno acquistato
prodotti alimentari con origine territoriale controllata
(Dop, Docg), sette su dieci (68%) cibi biologici e quasi
il 60% prodotti garantiti per l'assenza di organismi
geneticamente modificati (Ogm free). La tendenza ad
acquistare sia prodotti biologici sia prodotti garantiti
per l'assenza di Ogm risulta crescente con il livello
di istruzione, raggiungendo il valore più alto
per i laureati; per i prodotti fortemente legati al
territorio, come quelli a denominazione di origine,
la richiesta è più alta per i lavoratori
autonomi. In particolare oltre il 70% degli italiani
che esprimono la propria opinione, si dice convinto
che i prodotti Ogm non fanno bene alla salute (+3,3%
in più rispetto all’anno precedente). Oltre
otto italiani su dieci ritengono che i prodotti Ogm
siano meno salutari di quelli tradizionali e tale convinzione
aumenta in relazione al titolo di studio, raggiungendo
i valori più elevati tra i laureati. Analogo
risultato riguarda la possibilità che i prodotti
Ogm contengano una maggiore quantità di elementi
nutritivi rispetto agli altri: non è d'accordo
il 79% degli italiani che ha espresso una opinione.
2006
Oggi
62 cittadini su 100 dell’Unione Europea si dicono
preoccupati per la presenza di organismi geneticamente
modificati in alimenti e bibite, e in Italia la proporzione
sale addirittura a 77 su 100. A documentarlo è
l’ultimo rapporto di Eurobarometro
– l’Agenzia demoscopica dell’Unione
Europea – sulla percezione pubblica del rischio
e della sicurezza alimentare nei 25 paesi membri, pubblicato
nel 2006. L’indagine, effettuata fra il 2 settembre
e il 5 ottobre 2005 in ogni stato UE, è stata
condotta su un campione di quasi 25.000 intervistati
di età superiore ai 15 anni, rappresentativi
della popolazione complessiva dell’Europa politica.
Dai risultati emerge che il 25% dei cittadini del Vecchio
continente è “molto preoccupato”
e il 37% “abbastanza preoccupato”. Per contro,
la percentuale dei cittadini poco o per niente preoccupati
si attesta al 24%.
Naturalmente la situazione varia da paese a paese. Più
diffidenti in Grecia (81%) e in Italia (77%); ma a ruota
seguono Cipro (76%) e Polonia (72%). La percentuale
scende in Olanda (42%), Svezia e Finlandia (46%). Anche
spagnoli e maltesi, pur in maggioranza contrari agli
OGM, sono fra i meno preoccupati dei paesi mediterranei,
con percentuali rispettivamente del 55% e del 52%. Spaccate
a metà le popolazioni di Repubblica Ceca e Irlanda,
entrambe al 50%.
Il dato sulla diffidenza dell’Italia nei confronti
degli organismi geneticamente modificati sembra indipendente
da quello relativo al livello di informazione del pubblico.
Da un’indagine demoscopica commissionata nel 2004
dalla Presidenza del Consiglio, infatti, risulterebbe
che nel nostro paese il processo di alfabetizzazione
scientifica sulla questione biotech abbia dato qualche
risultato positivo. La conoscenza della “materia”,
per quanto ancora superficiale, sembra in aumento: chi
è completamente digiuno di informazioni sulle
biotecnologie è sceso dal 57% del 2003 al 41%
del 2004.
Lo
stesso scetticismo si registra qualche mese dopo, nel
nuovo sondaggio Eurobarometro sul rapporto fra cittadini
europei e biotecnologie. Il rapporto dell’Agenzia
demoscopica dell’Unione Europea, Europei e
Biotecnologie nel 2005: modelli e tendenze, aggiorna
i dati relativi alla percezione dei cittadini europei
in materia di biotecnologie, rispetto alle rilevazioni
condotte nel 1991, ’93, ’96, ’99 e
2002.
I cittadini europei approvano l’uso delle biotecnologie
in campo medico ma restano scettici su quelle in campo
agroalimentare, facendo registrare una netta prevalenza
di giudizi negativi sui cibi transgenici. Diffidenza
che non sarebbe motivata da una carenza di informazione,
in quanto emerge che in tutti i paesi dell’Unione
più della metà della popolazione ha sentito
parlare di colture transgeniche, quota che sale al 75%
in Italia, al 90% in Inghilterra e Francia. Secondo
Eurobarometro tale opposizione sarebbe accompagnata
da una “percezione relativamente alta dei rischi”,
che in Italia farebbe attestare la percentuale dei sostenitori
su una quota relativamente bassa, il 32%, anche se superiore
alla media europea, il 27%. In coda all’elenco
si trovano Lussemburgo (13%), Grecia (14%), Lettonia
e Cipro (15%), Estonia (18%), Francia (20%), Austria
e Germania (21%). Fra i maggiori sostenitori, invece,
la Repubblica Ceca (46%), il Portogallo (38%), Malta
(36%), la Finlandia (35%).
Il no agli OGM non si incrina neanche di fronte a una
prospettiva di immediato vantaggio: il 38% degli europei
non li vorrebbero “nemmeno se fossero più
sani”, il 41% “nemmeno se contenessero meno
pesticidi” o “se fossero più eco-compatibili”.
Neanche l’approvazione da parte di una autorità
competente o la maggiore convenienza economica sembrano
essere garanzie di affidabilità (rispettivamente
il 48% e 56% sarebbero ugualmente contrari).
Maggiore fiducia è invece riservata alle biotecnologie
in campo medico. Il 59% degli intervistati si dice favorevole
all’uso di cellule embrionali (contro un 26% che
disapprova), e la percentuale sale al 65% quando di
parla di cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale.
I dati segnalano un generale aumento di consenso intorno
alla ricerca biomedica e alle biotecnologie nel loro
complesso. In particolare, fra il 1999 e il 2005, gli
europei hanno guardato con più ottimismo allo
sviluppo delle nanotecnologie, della farmacogenenetica,
della terapia genica, considerate utili al miglioramento
della qualità della vita.
Nell’ottobre
del 2006 l“Indagine Coldiretti-Ispo sulle
opinioni degli italiani sull'alimentazione”
evidenzia che è sempre crescente la contrarietà
agli organismi geneticamente modificati nel piatto.
Tre italiani sui quattro (74%) che esprimono la propria
opinione è convinto che i prodotti contenenti
Ogm non facciano bene alla salute, con un aumento del
4% rispetto allo scorso anno. Il deciso orientamento
verso la qualità e la sicurezza alimentare è
confermato dal fatto che quasi otto italiani su dieci
(77%) hanno acquistato prodotti tipici a denominazione
di origine (+2% rispetto allo scorso anno) mentre sette
su dieci (71%) alimenti biologici garantiti per l'assenza
di contaminazioni chimiche (+3%) rispetto allo scorso
anno. I consumatori nazionali ritengono i prodotti Ogm
nell'86% dei casi meno salutari di quelli tradizionali,
con una convinzione che cresce con il titolo di studio
raggiungendo i valori più elevati tra i laureati.