Regioni Ogm-free: il caso australiano
di Nicoletta De Cillis

La storia delle regioni ogm free in Australia, vede nel 2003 l'ente federale australiano approvare come sicura la colza GM tollerante all'erbicida.
Immediatamente, in risposta, in alcune regioni si formano coalizioni composte da agricoltori, scienziati e amministratori pubblici che, facendo appello al regolamento sulla tecnologia genetica (Gene Technology Act), chiedono la moratoria sulla coltivazione delle piante biotech.
La discussione vede contrapposte diverse organizzazioni del settore agricolo e industriale ma anche regolatori federali, che chiedono la stessa politica sugli Ogm in tutto il paese, e funzionari statali che, invece, aspirano ad un maggiore potere locale.
L'idea di una moratoria sugli Ogm si afferma in Australia grazie al ruolo della vicina Tasmania.
La Tasmania considera la possibilità di creare zone OGM-free come un problema di diritto dello Stato. Inoltre, si fa promotrice di una produzione agroalimentare fatta di prodotti di buona qualità e sicuri, al fine di assumere una posizione di rilievo nel settore dei prodotti biotech-free. Le altre regioni australiane si adeguano e, temendo di perdere partners commerciali importanti, finiscono con l'aderire progressivamente alla messa al bando delle coltivazioni transgeniche.
Dopo lunghi negoziati, entro la fine del 2004, sei stati formano un fronte compatto OGM-Free, con la sola eccezione del Queensland e del Northern Territory.
La durata della moratoria varia a seconda delle regioni e in alcune di esse è già stata rinnovata.
Le regioni libere da Ogm sono pertanto:
Victoria moratoria sulla colza fino al 2008 ma si coltiva il garofano GM
New South Wales dichiarata area OGM free nel settembre 2005 fino a Marzo 2008
South Australia moratoria su tutte le piante OGM e per la colza fino al 2008
Western Australia moratoria su tutte dal marzo 2004 al dicembre 2008
Tasmania dall'Ottobre 2004 fino a Novembre 2009
Australian Capital Territory la moratoria è finita nel giugno 2006

Il decreto legge che istituisce la moratoria, il “GM Crop Moratorium Bill”, prevede che i governi locali e statali possono dichiarare i loro territori OGM-free solo per ragioni di “mercato”, e non in base a preoccupazioni di natura etica, ambientale o sanitaria.
Sebbene gli accordi conclusivi con le autorità prevedono che gli stati concedano lo svolgimento di campi sperimentali, di fatto le regioni chiave per la produzione della colza, aderendo alla moratoria, ne bloccano la coltivazione.
Attualmente, a parte alcuni trials di piante ortofrutticole, gli unici due Ogm coltivati in Australia sono il cotone, con il tratto di resistenza all'erbicida e di tolleranza all'insetto, e il garofano, con il tratto per la modifica del colore. Nonostante la quasi totalit_ del territorio garantisca prodotti privi da Ogm, rimane il problema della possibile contaminazione da sperimentazioni in campo aperto.
Ad, esempio, nel 2005 le autorità della Tasmania denunciarono la contaminazione da Ogm dei raccolti di colza. I test effettuati nella regione confermarono che, mentre le sementi inviate per essere coltivate erano Ogm-free, il raccolto da esse ottenuto presentava evidenti tracce di contaminazione, dovute a trials effettuati alcuni anni prima.
Il 2008 rappresenterà l' anno di svolta, in quanto in quasi tutte le regioni scade lo status Ogm-free. In questo anno si dovrà decidere se concedere il rinnovo o aprire alle coltivazioni transgeniche. Il confronto tra le parti è già stato inaugurato ufficialmente con la pubblicazione di un rapporto commissionato dal Ministero dell'agricoltura e delle foreste nel 2006, nel quale si invitano i governi a porre fine alla moratoria e a lavorare con governo ed industria per sviluppare un regime di coesistenza tra le colture, al fine di favorire l'innovazione e la competitività.
Al documento ha fatto seguito una proposta di legge ma le raccomandazioni in essa contenute non sono state accettate da tutti gli stati, in primis da Tasmania e Western Australia. Entro la fine del 2007 la Commissione incaricata dovrà riferire al ministro dell'industria le posizioni elaborate dai governi regionali ed istituire la coesistenza.
Intanto anche le grandi organizzazioni agro-industriali usano lobby varie per esercitare una notevole pressione sull'informazione e sui rappresentanti politici. Tra questi ci sono Avcare, che ha tra i suoi membri Aventis, DuPont, Monsanto e Novartis.
Nel marzo 2007 l'agenzia di ricerca ABARE ( The Australian Bureau of Agricultural and Resource Economics) ha pubblicato un rapporto sul livello di accettazione della colza GM” . Gli autori, sostengono che i mercati internazionali non pagano un prezzo pi_ alto per la colza non Ogm e che, nel complesso, la moratoria non ha portato ai coltivatori i vantaggi sperati. Alcuni rappresentanti governativi, proprio basandosi sui dati della pubblicazione, hanno pertanto esortato le regioni OGM-free perch_ abbandonino la moratoria per i vantaggi che la tecnologia genetica pu_ portare anche in rapporto allo sviluppo degli agro-combustibili e dei cambiamenti climatici. Tuttavia, molte organizzazioni agricole e di produttori sono assolutamente risolute a rinnovare per altri 5 anni la messa al bando degli Ogm. Tra questi l'industria del latte e i coltivatori di orzo e grano, sostenuti da cittadini comuni, scienziati ed ambientalisti.

Per la cartina degli stati GM-free cliccare qui.


 
 

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